tutto intorno a me

pensieri, riflessioni e bilanci di vita di un ultratrentenne italiano

Eccomi

Blogger: Marsettantuno
Abbondantemente ultratrentenne, di sesso maschile, eterosessuale, neofascista, occhi verdi ed una barba perennemente di tre giorni fa, l'odore acre di fumo di sigaretta perennemente appiccicato ai vestiti, una passione per Chieti e la sua squadra di calcio che nella storia non ha mai vinto niente ma che proprio per questo viene amata visceralmente dai suoi tifosi, una laurea in giurisprudenza presa lo scorso millennio, una passione per la fotografia, un pacchetto di sigarette fumate al giorno ed una pigrizia innata tutta italica e tutta meridionale...

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giovedì, 29 giugno 2006

NEL NOME DI ALLAH

Dal 2001 ad oggi avrò cambiato una decina di fotocamere digitali e da allora avrò scattato -senza esagerare- qualcosa come almeno 10 mila fotografie.

Tutte queste stanno riposte in una cartella del mio computer, catalogate in base alla data di scatto.

Ieri mi sono rifatto un giro al suo interno, e tra queste ho rivisto quelle inerenti i miei viaggi nei paesi arabi, della cui cultura sono appassionato.

Due foto in particolare mi hanno colpito e dato da pensare: nella prima ero seduto all’interno del ristorante del Gazhala Hotel di Sharm el Sheikh, mentre nell’altra ero appoggiato alla balaustra del lungomare di Dahab.

Orbene, quei due posti non esistono più fisicamente, siccome distrutti da due recenti attentati ad opera di Al Qaida.

Vi garantisco che fa una certa impressione vedere in tv esattamente il tuo tavolo distrutto da una autobomba, così come è terribile pensare che quella balaustra ha fatto la stessa fine.

In quei posti, cinque volte al giorno, il mondo si fermava al solo udire dell’invocazione del Muezzin diffusa dagli altoparlanti del minareto della più vicina moschea: "Allaaaaaah-u-akhbarrr!" e tutti, ma proprio tutti, finanche i camerieri che stavano avvicinandosi al tavolo per portare le consumazioni, si fermavano e si appartavano da qualche parte per la preghiera.

Un giorno, andando in pullman verso Il Cairo, ci siamo fermati per una sosta nei pressi di un autogrill (si fa per dire…).

Mentre le donne facevano la fila per i bagni (praticamente delle stanzette allagate da urina), io, per perdere tempo, mi sono aggirato all’interno del cosiddetto autogrill.

Ad un tratto, finito di esaminare le cianfrusaglie ammucchiate in una specie di espositore, sono andato dall’altro lato del medesimo, credendo che vi fosse dell’altra merce.

Mi sono accorto invece che non c’era niente e quel bancone in un certo senso faceva da porta di ingresso di un angolo del locale.

All’interno di questo anfratto, sono stato chiamato dalla guida: "Qui tu non puoi entrare!".

"Boh, sarò finito nel retrobottega..." ho pensato ingenuamente alzando le spalle, ma lui, continuando: "questa adesso è una moschea!".

Avete capito bene. Per lui, che se ne stava inginocchiato per terra, in quel momento quello era diventato il suo sacro luogo di culto, precluso ai cristiani come me.

"Ok ok, scusa" ho esclamato io per niente turbato ed anzi rispettoso delle sue tradizioni.

Continuando il viaggio, visto che trattavasi anche di persona di una certa cultura, mi sono intrattenuto con lui a parlare del più e del meno.

Inevitabilmente, il discorso è scivolato sulla situazione internazionale ed entrambi abbiamo rilevato che, a prescindere dai torti e dalle ragioni, alla fine chi ci rimette -tra guerre americane e terrorismo arabo- sono sempre le persone che non c’entrano nulla.

Però poi, ancor più candidamente, me ne sono uscito con un: "Si vabbè…i nostri saranno guerrafondai per il petrolio, mentre i vostri tagliano la testa alla gente…ma in fin dei conti vi rendete conto contro chi vi state mettendo? Qui se l’Occidente si incazza sul serio, tempo 3 giorni e vi spianano completamente e vi vaporizzano!".

Lui: "Si, questo è sicuro, ma a noi non ce ne importa niente…tanto noi dobbiamo vincere nell’aldilà!!!".

FERMATELI!!!!

FORZA STEFANO!

Postato da: Marsettantuno a 00:44 | link | commenti (6) |

giovedì, 22 giugno 2006

STORIE DELLA MALEDETTA NAJA
(La gatta frettolosa fa li fiji cecati)
1991: il mondo è scosso dalla prima guerra del Golfo e dalle manifestazioni pacifiste di comunistoidi con cane pulcioso al seguito, clarck e borse di cuoio a tracolla, mentre io il 6 febbraio faccio il mio ingresso trionfale in caserma. Per me inizia la naja.
Ingresso trionfale si fa per dire, visto che appena consegno i documenti e la "cartolina" di precetto, faccio 3 passi 3 e mi fermo sul vialetto per rimettere a posto la carta di identità.
Mi scuote una voce tonante dalle spalle: "testa di cazzoooooo!!! Qua si corre! Scattare scattare scattare brutto finocchio!"
Dentro di me: "iniziamo bene cazzo!".
Il resto della mattinata, così come il primo pomeriggio, trascorre tra la fila per gli "acciai", che altro non sono che le posate e la gavetta, la fila per le mimetiche, la fila per gli anfibi ecc. ecc.
Alle centesima fila, trovandomi incolonnato nei paraggi del muro esterno di una camerata, mi appooggio un secondo per accendermi una sigaretta, quando dall’alto, un sottufficiale affacciatosi alla finestra soprastante: "brutto coglione, quel muro si regge da solo, testa di cazzo, frocio, tanto la tua ragazza sta scopando con qualche pacifista!".
E vabè, tiro avanti non rendendomi proprio conto di dove ero finito e soprattutto del fatto che per me stava iniziando una prigionia di un anno.
Addio agli amici, alle megascopate con la ragazza, alle vasche tranquille per il corso e, last but not least, alla mia prima giovinezza.
Finchè la sera, messomi in branda nella mia camerata di 8 letti a castello in 10 metri quadri, mentre me ne sto girato da un lato appoggiato al cuscino in attesa del sonno, sento il suono della tromba che annuncia il silenzio.
"Cazzo, qui ci sto dentro per davvero…un anno è un vero e proprio muro davanti!".
Fattostà che tra cazziate ingiustificate, marce, spari nel poligono, punizioni, ranci disgustosi e sorci avvistati in cucina durante durante la corvèè, sono stato rinchiuso in caserma per ben 32 giorni senza mai ficcare il naso al difuori.
Arriva finalmente il giorno in cui sarei uscito –dalle 19 alle 22 e 30- e quindi la mia ragazza di allora mi aspetta davanti all’uscita.
Dal giorno prima penso amenità tipo "domani le sposto le ovaie! Me la porto in macchina e stavolta va a finire che la metto incinta", tanta era l’arsura e la sete di sesso che avevo.
Ore 18 e 40 circa, tutto il battaglione è radunato in Piazza d’Armi per la rivista.
Per chi diversamente dal sottoscritto non appartiene al genus ormai estinto di coloro che hanno fatto il militare, la rivista è una sorta di controllo barba, capelli, divisa e saluto che viene fatta dagli ufficiali del plotone prima di farti uscire.
Il pomeriggio vado dal barbiere della caserma e mi faccio aggiustare a puntino: capelli semirasati che sembravano pettinati da un geometra, barba stile bambino di 5 anni e saluto ripassato a memoria "Comandi! Allievo carabiniere Mars, quarta compagnia primo plotone comandi!".
"Cazzo se non mi fanno uscire stasera" e forse avevo già un’erezione poderosa al solo pensiero di quelloo che avrei combinato.
L’uuficiale passa in rivista mezzo plotone e scarta metà di noi, che mestamente devono fare un passo indietro e tornarsene in camerata a farsi le seghe.
Arriva il mio turno: scatto sull’attenti sbattendo il tacco, saluto perfetto alla visiera, "Comandi! Allievo carabiniere Mars, quarta compagnia primo plotone comandi!", nuca rasata, barba tutto a posto, quando, con lo sguardo fieri fisso in avanti, mi sento la mano dell’ufficiale passarmi all’altezza del petto.
"Allievo! Ha un bottone sbottonato…se ne vada!!".
Mi crolla il mondo addosso come se il Chieti avesse beccato il gol della sconfitta in finale di Coppacampioni contro il Pescara.
Però, così come il naufrago si aggrappa ad un tronco galleggiante, mentre l’ufficiale passa a quello che mi sta sulla destra, io non so perché rimango fermo implotonato.
Lui non se ne accorge: "cazzo, l’ho fregato! Sono un Dio!".
Passano 5 minuti ed un sottufficiale: "Plotoneeeeeee…avanti…marsch!" ed io inizio con i superstiti la mia marcia verso la porta carraia della caserma.
Dieci metri prima dell’agognata uscita, mentre forse avevo già il primo orgasmo, ecco che, marciando anche lui, mi si affianca il comandante del mio plotone, il Tenente Guerra (e come voleva chiamarsi un tizio proveniente dalla scuola Nunziatella e dall’Accademia di Modena? Forse Pace???).
"Allievo Mars, ho visto quello che ha fatto. Per stavolta premio la sua furbizia perché abbiamo bisogno di gente sveglia, però non uscirà per 20 giorni".
Io, con lo sguardo obbligatoriamente fisso in avanti ed il mento alzato, in rigido silenzio penso tra me e me: "Ma che cazzo me ne frega…intanto stasera scopo, porca trioia!".
Esco e trovo la mia ragazza, bellissima nonostante il freddo l’abbia costretta a vestirsi come l’omino Michelin.
Già durante il tragitto verso la prima fratta possibile le metto una mano sulla coscia fino a salirle dentro le mutandine.
E’ già bagnata ed io praticamente sono un cannolo ripieno di sperma.
Si arriva nei pressi del fiume ed i sedili precipitano giù, così come i suoi vestiti.
Salto i preliminari e mi butto sentro di lei.
Solo che, dopo 32 giorni vissuti in caserma in mezzo a 1100 uomini, faccio non più di tre dicansi tre spinte e…………"Cazzo, dove sono i Fresh and Clean????".
FORZA STEFANO!

Postato da: Marsettantuno a 00:56 | link | commenti (15) |

domenica, 18 giugno 2006

MISTERI DEL COSMO…
 
Ieri ho passato tutta la giornata a Napoli.
Terminate le faccende lavorative mattutine, mi sono concesso una mezza giornata di relax.
Dopo il lauto pranzo con pizza da "Di Matteo" in Via dei Tribunali (ovviamente, solo in una via del genere potevo andare a mangiare…) sono andato a smaltire le cibarie passeggiando sul lungomare di Via Caracciolo.
Lì, tra le indiscutibili meraviglie offerte dal panorama, mi sono lasciato catturare dalla procacità di alcune ragazze.
Ho notato che a Napoli la moda delle 20enni è un po’ diversa da quella esibita dalle ragazze delle mie parti, nel senso che, ad esempio, lì usano molto minigonna e stivali e soprattutto la maggior parte di loro indossa comunque una mise molto appariscente.
In alcuni casi le forme sono quelle che sono, ovvero esageratamente abbondanti, ed avendo abusato nell’abbigliamento il risultato è disgustoso.
Tuttavia, nella maggior parte di loro quel tipo di vestiario è azzeccato, così come sono azzeccate le generose scollature che lasciano intravedere un seno più che florido.
Mi sono quindi divertito a farle accorgere che le guardavo nella scollatura e loro, fissandomi negli occhi, sorridevano maliziose.
Faceva caldo ed ero un po’ stanco.
Allora mi sono seduto sul parapetto della riviera e, accendendomi una sigaretta tra l’odore del mare e con i gabbiani che mi sorvolavano a volo radente, mi sono messo a pensare: "Ma come diavolo fanno i gay a farsi piacere gli uomini e ad andarci pure a letto????".
Signori omosessuali scusate tanto, ma non ci siamo proprio, io non vi capisco.
Come fate a paragonare le grezze e squadrate forme maschili con l’armoniosiotà delle curve femminili?
Avete mai accarezzato le natiche di una donna?
Avete idea di quanto siano lisce e vellutate?
Le avete mai baciato i seni?
Avete mai passato la lingua sui loro fianchi fino a sentirle fremere????
Le avete mai baciate sul collo?
Vi siete mai soffermati a guardare la splendida armonia della curva che va dal sedere alla schiena?
Se avete fatto tutto questo, e la cosa non vi è piaciuta, vi consiglierei uno psichiatra, ma di quelli bravi.
Se invece non ci avete neanche provato, magari solo per partito preso, per una volta rivolgo io -a voi- l’ accusa che voi rivolgete sempre a noi etero, cioè quella di avere una mentalità ristretta, tale da impedire di aprirsi nuovi orizzonti.
Che soddisfazione però.
Dopo aver trascorso una vita a sentirmi accusare in tv -dagli esponenti gay- di essere ristretto di mentalità perché amante delle sole donne, adesso sono io a dire loro: "Liberatevi dai vostri schemi preconcetti. Andate a donne perché sono indiscutibilmente meglio!".
Anzi no, sapete cosa vi dico? Continuate a fare quello che avete fatto sino ad ora, perché meno concorrenza c’è, meglio è per me….
FORZA STEFANO!

Postato da: Marsettantuno a 10:29 | link | commenti (18) |

giovedì, 01 giugno 2006

E SE UN GIORNO S. ANTONIO DOVESSE ARRABBIARSI?
Se fossi un animale? Sarei un gatto perché è “forastico” come me.
Se fossi un gelato? Un affogato perché ha l’aria peccaminosa.
Se fossi un libro? Uno di quei libri illeggibili perché troppo complicati.
Se fossi un’auto? C’è da chiederlo? La Fiat Duna a GPL color topo citata in uno dei primi post.
Se fossi una moto? Il mio Peugeot Elyseo grigio chiaro metallizzato.
Se fossi una posizione del kamasutra? “a pecora”, però con me rigorosamente dietro. Stare avanti è pericoloso…
Se fossi un giorno della settimana? Sabato.
Se fossi un mese? Ottobre.
Se fossi un santo? Visto che da piccolo mi “scrociavo” sempre cadendo dalla bici, direi “Sant Rocc scurticàt”.
Se fossi una stagione? Autunno, perchè sono decadenti.
Se fossi un fiore? Fiore di limone o di qualche altro agrume. Ma avete mai sentito che profumo?
Se fossi un colore? Rosso.
Se fossi un odore? Quello del deodorante Intesa SuperSex Unisex. Non per come si chiama, ma perché dà una sensazione di freschezza simile al mio carattere (se non ve ne siete accorti mi sono appena insultato da solo!).
Se fossi un vizio? Accidia, sicuramente.
Se fossi una pietra preziosa? Boh, non le conosco.
Se fossi un’emozione? Quella che si può provare tornando a casa dopo essere stati in carcere per 3 anni, farsi la doccia, entrare nel letto e trovarci Manuela Arcuri completamente nuda ed infoiata che mi dice “Marco, non sai quanto ho aspettato questo momento…ti voglio adesso! Subito!”..
Se fossi una canzone? Non una canzone, ma una musica: “Libertango” di Astor Piazzolla.
Se fossi un indumento? Le mie mitiche camicie quando torno a casa: Aperte quasi fino all’ombelico con la cravatta sciolta.
Se fossi un tessuto? Seta, ovvio!
Se fossi un film? Sicuramente American Beauty. La sceneggiatura, la fotografia e soprattutto le musiche rispecchiano fedelmente la mia personalità contorta.
Se fossi un mestiere? Uno di quelli dove non si fa un cacchio, perché sono la persona più tollerante del pianeta.
Se fossi un’idea? Pazza idea, di far l’amore con te (questa l’ho rubata a Patty Pravo).
Se fossi una parolaccia? Ma nen me sta a romp li cujùn! (lo dico sempre a tutti quando sono stressato).
Se fossi un trofeo? Uno qualsiasi basta non far parte di quei macabri trofei tipo testa di cervo o di orso da appendere sopra al caminetto.
Se fossi un piatto di pasta? Al salmone.
Se fossi un dolore? Lancinante, ma “”piacevole” tipo quelli del parto.
Se fossi uno strumento musicale? Un’arpa.
Se fossi uno sport? Da tavolo: Pranzo e cena.
Se fossi un elemento naturale? Acqua.
Se fossi un personaggio storico? Corneliu Zelea Codreanu.
Se fossi una grande invenzione dell’umanità? Il climatizzatore.
Se fossi un blogger? Mars, che mi state a prendere per il ….?.
Se fossi un personaggio tv? La Gialappa’s perché sono sempre sarcastico, soprattutto con me stesso.
Forza Stefano!
 

Postato da: Marsettantuno a 09:14 | link | commenti (27) |



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