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pensieri, riflessioni e bilanci di vita di un ultratrentenne italiano

Eccomi

Blogger: Marsettantuno
Abbondantemente ultratrentenne, di sesso maschile, eterosessuale, neofascista, occhi verdi ed una barba perennemente di tre giorni fa, l'odore acre di fumo di sigaretta perennemente appiccicato ai vestiti, una passione per Chieti e la sua squadra di calcio che nella storia non ha mai vinto niente ma che proprio per questo viene amata visceralmente dai suoi tifosi, una laurea in giurisprudenza presa lo scorso millennio, una passione per la fotografia, un pacchetto di sigarette fumate al giorno ed una pigrizia innata tutta italica e tutta meridionale...

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venerdì, 09 dicembre 2005

9.12.2002 - 9.12.2005: CIAO ROMANO!

Tre anni fa se ne andava un pezzo della mia infanzia.

Romano, padre del mio amico "storico" presso la cui casa sono praticamente cresciuto, abbandonava questa vita per un mondo migliore.

Aveva vissuto da artista qual'era, sforzandosi di colorare la sua esistenza come i suoi quadri.

Uomo di rara pigrizia, amava la gioventù e si comportava -ultrasettantenne- come un giovane.

Benchè appartenesse alla mia parrocchia, ha voluto che il suo funerale fosse celebrato alla Trinità, in quella piazza "in mezzo ai giovani".

Mai visto incazzato o triste, sempre sorridente, credo che la sua pigrizia fosse una filosofia di vita, tant'è che andava a lavoro, a 100 metri da casa, in auto e stando appoggiato con il fianco sinistro allo sportello.

Il giorno del suo funerale, celebratosi nel tardo pomeriggio, sembrava che anche il cielo fosse in lacrime, tanta fu la foschia e la pioggerellina sottile che scendeva.

Negli ultimi anni trascorreva tanto tempo in casa, affacciato in piedi alla finestra della camera da letto, ed io tutte le mattine, uscendo, dalla passerella del mio condominio giravo sempre lo sguardo verso sinistra -in alto- per salutarlo con ampi gesti.

Dopo il funerale, all'uscita dalla chiesa, sua moglie -la madre del mio amico- mi si è avvicinata per dirmi che Romano diceva sempre che "Marco non dimentica mai di salutarci".

Appunto: CIAO ROMANO.

Postato da: Marsettantuno a 15:26 | link | commenti (8) |

mercoledì, 07 dicembre 2005

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO…
 
Mai come in questo periodo mi sono accorto di essere diventato adulto.
Generalmente, nella vita ho sempre bruciato le tappe, primeggiando in quasi tutti gli ambiti nei quali mi sono confrontato.
Ma non sono queste le cose che ti fanno crescere.
Le cose che ti fanno crescere, purtroppo, sono i dispiaceri.
Sta per concludersi un anno davvero triste per me, dove ho visto cose e scene che non auguro a nessuno di vedere, soprattutto quando toccano gli affetti personali.
Fino ad ora ho sempre portato con fierezza e dignità –sulle mie spalle- il peso delle mie responsabilità e quello della mia professione.
Responsabilità gravi che forse ho vissuto anche con un pizzico di incoscienza, quella sana incoscienza che ti porta a non renderti conto della serietà di quanto stai sostenendo.
Fino allo scorso anno, facendo omaggio alla teoria junghiana della dualità dell’essere umano, avevo la tendenza a distruggere tutto quanto di buono avevo e stavo creando.
Se c’era da fare una cazzata, io la facevo ancora più grossa; se c’era un limite, io dovevo superarlo di gran carriera; se c’era un obbligo –anche morale- io dovevo infrangerlo anche in maniera irridente.
Poi, è arrivato questo 2005 del cazzo.
Un anno davvero “orribilis” per i motivi di cui sopra, ed allora mi sono reso conto che spesso mi ritrovo solo con me stesso, ormai divenuto davvero adulto, a pensare a come risolvere i guai.
Che bello che era quando si era fanciulli: avevi un problema ma sapevi che in ogni caso qualcuno (spesso la mamma) te lo avrebbe risolto in men che meno.
Purtroppo ora è tutto diverso e quando ti viene voglia di urlare, magari solo per sfogare quanto hai represso sino ad ora, devi pure tenere un contegno tale da non suscitare strane reazioni negli altri oppure, ancor peggio, da non creare allarme nelle persone care.
Spesso, come ieri, ricevo brutte notizie ma devo far finta di niente e tenere un comportamento normale, magari celando il tutto con pietose bugie.
Sono un appassionato di cinema, ed in questo momento mi vedo come il Soldato Joker nella scena finale di Full Metal Racket: sto marciando in una città in rovina e data in fiamme, cantando ironicamente la marcia di Topolino e ripetendo a mente queste parole, sperando in un futuro migliore: “…i miei pensieri vanno di nuovo ai capezzoli eretti, alle eiaculazioni notturne, ai sogni bagnati di Mary-Jane fica rotta, alla fantasia dell'immensa scopata al ritorno a casa, sono proprio contento di essere vivo, tutto d'un pezzo, e prossimo al congedo, certo vivo in un mondo di merda questo si, ma sono vivo e E NON HO PIU’ PAURA!!!”
 
“noi gridiam in coro evviva urra sì sì!
topolin topolin viva topolin,
su venite a far baldoria
insieme a topolin,
anche noi come voi canterem così,
come noi bambini tu sei tanto piccolin”
 
FORZA STEFANO!
 

Postato da: Marsettantuno a 01:37 | link | commenti (9) |



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