tutto intorno a me

pensieri, riflessioni e bilanci di vita di un ultratrentenne italiano

Eccomi

Blogger: Marsettantuno
Abbondantemente ultratrentenne, di sesso maschile, eterosessuale, neofascista, occhi verdi ed una barba perennemente di tre giorni fa, l'odore acre di fumo di sigaretta perennemente appiccicato ai vestiti, una passione per Chieti e la sua squadra di calcio che nella storia non ha mai vinto niente ma che proprio per questo viene amata visceralmente dai suoi tifosi, una laurea in giurisprudenza presa lo scorso millennio, una passione per la fotografia, un pacchetto di sigarette fumate al giorno ed una pigrizia innata tutta italica e tutta meridionale...

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lunedì, 28 febbraio 2005

ODIO DI LUNEDI'

Come cantava il buon Vasco Rossi, io "Odio di lunedì".

Sonnolenza diffusa, mal di testa, senso di stanchezza, voglia di starsene a letto tutto il giorno o al massimo, proprio per fare uno sforzo, di starsene davanti al computer, totale assenza della volontà di stare a sentire i problemi degli altri (è il mio mestiere e con questo ci vivo...ma ai miei problemi ci ci pensa?) ma, soprattutto -e di questo ne risente anche questo post, vista la sua brevità- ciò che più rileva è che NON HO VOGLIA DI FARE UN EMERITO ....!!!

Ma la settimana non potrebbe iniziare di martedì?

E' proprio vero...se potessi rinascere farei il parrucchiere!

Postato da: Marsettantuno a 16:31 | link | commenti |

venerdì, 25 febbraio 2005

UNA VOLTA SI’ CHE C’ERA TANTA BELLA GENTE!
 
Eh, si. Dalle mie parti imperversa una trasmissione che pubblicizza discoteche (che si chiama Weekend e Dintorni) nella quale le uniche frasi uscenti dalle bocche dei lobotomizzati conduttori sono: “Abbiamo intrapreso questa iniziativa che è unica nell’Abruzzo e nelle Marche…come puoi vedere c’è tanta bella gente…bella musica…bella situazione…bella lochescion (si…voglio scriverlo così)…ma d’altronde giudica tu!”.
I conduttori di questa stronzata, che io mi diverto a guardare ogni tanto al mero scopo di rassicurarmi, tramite il confronto con loro, circa il positivo stato della mia intelligenza, oltre ad essere dei perfetti idioti con gli occhi rossi e l’espressione ebete, hanno la tendenza ad intervistarsi sempre e solo tra di loro e sempre e solo negli stessi 2-3 locali.
Di notte, io che non ho il vizio di dormire guardo questa trasmissione ed i personaggi che la popolano…e la mia mente vola verso la buonanima di mio nonno.
Mio nonno, classe 1896, all’età di 8 anni (quindi nel 1904, l’anno in cui, se non erro, è morto Giuseppe Verdi) ha iniziato a fare il manovale.
Verosimilmente, dopo qualche mese ha iniziato a fare colazione con il vino ed i salumi ed a fumare, peraltro sicuramente non le Marlboro Light, ma qualche schifezza dell’epoca.
Nel 1915 e fino al 1918 è stato al fronte, tra il Veneto ed il Friuli, a combattere gli Austriaci in trincea.
Qui mi permetto di aprire una parentesi: quando mio nonno mi parlava del suo passato, io, che all’epoca ero un tenero fanciullo, mi annoiavo a sentire le sue storie e quindi tendevo ad evitare di ascoltarlo (adesso starei delle ore davanti a lui e poi scriverei un libro..). In tutti i modi, una volta mi ha raccontato che erano rimasti bloccati per non so quanto tempo all’interno della trincea, con gli austro-ungarici anch’essi ancorati alla medesima sorte.
In definitiva, l’uno aspettava che l’altro alzasse la testa per sparargli, visto che erano fermi a distanza di qualche decina di metri.
Ad un certo punto, gli italiani si sarebbero rotti gli zebedei di questa situazione di stallo e, approfittando del vento favorevole, avrebbero aperto una miriade di bombole di gas fatte arrivare alla bisogna e con queste avrebbero gasato gli austriaci.
Il bello è che mio nonno raccontava questa storia senza rendersi conto che ciò configurava, tecnicamente, un vero crimine di guerra.
Comunque, qualche tempo dopo il suo racconto, sulle tv si è iniziato a parlare di questa storia.
Chiudo qui la parentesi, tenendo comunque a mente che quando parlava della 1° Guerra Mondiale raccontava di Cecco Beppe (l’imperatore Francesco Giuseppe D’Austria, credo), i dirigibili spia, gli aerei “Caproni” con 4 ali ed il pilota con la maschera di pelle e la sciarpa, gli Ottomani e tante modernità del genere.
Nel 1919 mio nonno ha fatto ritorno a casa (un anno dopo la fine della guerra) dall’ospedale di Udine dove è stato ricoverato per congelamento dei piedi.
Nella seconda metà degli anni 30 è stato in Eritrea per la Guerra d’Africa (ho delle sue foto stupende).
Nel 1940-45 si è fatto pure la seconda guerra mondiale ed ha perso un rene.
Nel 1953 (ricordo perfettamente la data perché mio nonno mi diceva sempre “quand s’ha mort Stalìn”, cioè quando è morto Stalin), caduto da una impalcatura, era stato dichiarato morto.
Posto sul tavolo di marmo, mia nonna, in lacrime, ha rischiato seriamente di prendere il suo posto, per lo spavento, quando lo ha visto rialzarsi da dove era stato adagiato (!)
Negli anni 60, dopo una vita passata tra calce, mattoni, vino e sigarette, e dopo aver fatto 10 figli  (un vero uomo!), è andato in pensione.
In seguito, ha speso gli ultimi anni della sua vita ascoltando la radio, guardando la tv (gli piacevano le scenette di Raimondo Vianello e Sandra Mondani) e leggendo “Il Giornale d’Italia”.
Così come per la storia dei gas usati in guerra, mio nonno stava 20 anni avanti anche per quanto riguarda l’astronomia.
Si è sempre rifiutato di credere che l’uomo sia davvero andato sulla Luna ed era convinto che gli americani avessero creato tutta la scenografia ad Hollywood.
Guardacaso, meno di 10 anni fa è uscito in America un libro-scandalo che porta avanti questa tesi!
Non credeva inoltre al fatto che i campi di calcio fossero verdi (abituato com’era ai soli campi in terra battuta) e diceva sempre a mio padre che la tv era guasta oppure che fosse uno dei soliti effetti cine-televisivi. Tutto questo finchè mio padre, esasperato, lo ha portato a vedere lo stadio dall’interno…
Infine, si rifiutava di mangiare le uova comprate in scatola perché a suo dire erano artificiali (Prodotto nello stabilimento di….) e quando doveva prendere una pillola, dopo aver ingurgitato l’acqua faceva una smorfia schifata, abituato com’era a bere solo il vino.
Ha lasciato questo mondo nel 1990 -mentre il Camerun batteva l’Argentina ai mondiali di calcio disputati in Italia- alla tenera età di 94 anni, dopo svariati vani tentativi di acchiapparselo operati dalla morte nel corso della sua lunga carriera terrena.
Tant’è vero che quando è morto per davvero, in molti dubitarono della notizia.
Morto di vecchiaia…non si è piegato a nessuna malattia e/o evento traumatico.
Quando è venuto il medico a constatarne il decesso, gli ho chiesto qual’era il reale motivo della morte e lui mi ha risposto semplicemente così: “Hai presente quando ad una candela finisce la cera, oppure ad una macchina si usurano i pezzi? Beh, tuo nonno è morto di nulla…si è solo consumato!”.
Tosto come una pietra e tenace come l’acciaio, il giorno prima di morire si è voluto alzare dal letto per andare in bagno a farsi la barba da solo!
Ora, quando vado a trovarlo al cimitero, mi fermo davanti alla sua foto, fisso il suo sguardo misto tra il bonario ed il sarcastico (sembra quasi che guardi noi moderni con compassione e scherno) e dentro di me gli dico:
A nò, ma a te che ti posso dire???????????”.
Questa si che era bella gente…anche se la lochescion e la situazione non dovevano essere di certo tra le migliori…
 

 

Postato da: Marsettantuno a 14:14 | link | commenti (4) |

mercoledì, 23 febbraio 2005

 TIPI DA ASCENSORE

Io vivo in un palazzo di 14 piani.

La mia città, essendo in larga parte al di sopra di una collina, ha la particolarità di avere i piani dei condomìni che vanno anche sotto lo zero (piano -1, -2, -3 e così via), così come d'altronde quello in cui abito che arriva a -5.

Ciò implica che quando rincaso dal portone secondario, che è per l'appunto situato al piano -5, devo fare 9 piani d'ascensore.

Come dice il vecchio adagio, non tutti i mali vengono per nuocere, laddove questo ha comportato per me la possibilità di studiare la psicologia delle persone che frequentano gli ascensori.

Premettendo che io appartengo ad una categoria "fuori concorso", cioè quella dello "studioso svogliato" che ha la caratteristica di leggere ogni volta la targhetta posta sulla parete della cabina (capienza, kg. massimi ecc. ecc.) per poi dimenticarne integralmente il contenuto una volta giunto sul pianerottolo, faccio un breve escursus sulla fauna che popola gli ascensori.

Il prototipo più diffuso è quello cd. "meteorologico". Questo soggetto ha normalmente la caratteristica di avere un'età superiore ai 45-50 anni, di essere indifferentemente di sesso maschile o femminile (o anche gay....) e di portare, soprattutto se uomo, il giornale sotto il braccio.

Normalmente ti accoglie in ascensore con un cordiale saluto condito da un sorriso d'ordinanza per poi tacere per i primi due piani.

Giunto quasi al terzo, esordisce con un: "Ehhhhh, sto tempo....quest'anno l'inverno proprio non vuole finire...comunque meglio quando fa freddo che quando fa caldo, perchè mentre al caldo non c'è rimedio, quando fa freddo ti metti una coperta di più e...". La frase finisce proprio con i puntini, perchè il soggetto in esame tende a non precisare mai gli effetti della coperta, dandoli per scontati.

Dicesi invece "bifolco da ascensore" colui che, anche se arrivate quasi contemporaneamente davanti alla porta prima dell'arrivo dell'ascensore, per il solo fatto di essere arrivato qualche secondo prima si sente in diritto di non chiederti neanche la destinazione, per poi, una volta giunto l'oggetto dei suoi desideri, entrare di corsa, sbatterti la porta in faccia facendo finta che tu non esista ed andare al diavolo con tutte le scarpe.

Altro simpatico soggetto è "il fiscalista".

Il Fiscalista ha la particolarità di entrare in ascensore con le bollette appena prelevate dalla cassetta della posta e di commentarle con il compagno di viaggio.

Tipiche espressioni sono: "Ehhhhhhh...è aumentato tutto"; "Per questo mese è la quarta bolletta che pago...proprio stamattina ho pagato la Telecòm" (si, con l'accento sulla "o")...eppoi guarda qua, 40 euri di telefonate e altre 40 di canone...nononono....io mi faccio l'abbonamento con Tele2" e via discorrendo.

All'arrivo a destinazione, ti saluta scuotendo la testa.

Penultimo soggetto è il "matrimonialista".

Molto educato e sorridente negli approcci, tende a rimangiarsi subito il buon esordio con la frase: "Oh, ma allora ti sei sposato?", ed io: "No, altrimenti non avrei questo sorriso stampato in faccia" e lui: "Ehhhhhh, ma sì...ma fai bene....sei giovane, chi te lo fa fare di sposarti?" ed io: "E infatti non l'ho fatto!"; "Arrivederci", "Grazie, buon pranzo".

Il mio preferito comunque, perchè in fondo mi fa tenerezza, è l'"istrice". Ha la caratteristica di essere di sesso opposto al tuo. Se è più vicino/a all'ascensore rispetto a te perchè sta rincasando con un vantaggio di circa 10 secondi, accorgendosi della tua presenza tende ad accelerare il passo perchè, solo per timidezza, vorrebbe evitare l'imbarazzo di fare il viaggio in compagnia.

Se l'operazione però non gli/le riesce a causa del ridotto spazio cronometrico, ti aspetta tenendo la porta dell'ascensore aperta con la mano destra e, guardando verso il basso con aria seriosa ti accoglie con un: "A che piano va?". Preciso che il piano in cui devo andare lo conosce benissimo, però si riserva questa domanda per poter almeno dire qualcosa.

La salita verso il piano di residenza di uno dei due si caratterizza per il fatto che mentre tu ti comporti normalmente, lui (o lei), appoggiandosi con la spalla sinistra al bordo della cabina, fissa lo sguardo verso il basso per tutto il tempo, fino ad arrivare a quello che vede come una vera liberazione, cioè il piano di destinazione di uno dei due.

E' il mio prototipo preferito anche perchè mi diverto a stuzzicarlo.

Più lui (o lei), vinto/a dalla timidezza, vorrebbe evitare qualsivoglia contatto visivo, più io mi diverto a fissargli/le il volto, magari condendo il tutto con il mio famigerato sorrisino ebete.

Generalmente l'"istrice", accorgendosi di ciò, annaspa ancor di più fissando il suolo, assumendo sempre più la fisionomia dell'impiccato, o più semplicemente dell'istrice...

A questo punto io mi domando e dico:

"Signori/e istrici, ma se la timidezza vi riduce così...NON FATE PRIMA A SALIRE A PIEDI????"

Postato da: Marsettantuno a 17:27 | link | commenti (7) |

lunedì, 21 febbraio 2005

MA CERTE COSE SOLO AGLI ALTRI SUCCEDONO?

Particolare curioso molto diffuso tra i miei conoscenti è quello di essersi, a loro dire, imbattuti in situazioni erotiche insolite e/o inaspettate.

Ad esempio, uno dei classici che più spesso mi è toccato ascoltare è il racconto che più o meno fa così: "Oh Mà, l'altra settimana stavo andando a Milano in treno. Il treno era quasi vuoto ed io stavo da solo in carrozza a dormire. Ad un certo punto è entrata una tipa....ma che te lo dico a fà...un pezzo di figa allucinante! Ci siamo messi a parlare e dopo un pò, questa chiude le tende e la porta e....tu non ci credi...siamo stati a trombare fino a poco prima di Milano!".

Altro classico è: "Oh Mà, st'estate sono stato in gita a Ibiza", ed io: "E com'è andata?"; lui: "ehhhh combà, certe storie...! Sono stato una settimana e mi sono scopato una finlandese, una svedese, una francese, una belga ed una danese. Me ne sono dovuto tornare sennò ci rimettevo le penne".

Orbene, io avendo studiato fuori sede il treno l'ho utilizzato ad anche spesso. Ma è mai possibile che ste storie siano accadute solo ad altri? E' mai possibile che nel mio scompartimento abbiano viaggiato sempre e solo vecchiette, uomini maleodoranti e, nella migliore delle ipotesi, studentesse intente a ripassare l'esame da fare in giornata ed abbigliate come la Monaca di Monza? E' mai possibile che al mondo ci sia solo io a viaggiare per il solo gusto di farlo, senza scopi (mai termine fu più appropriato) ulteriori?

Per concludere però, ammetto che una volta anche a me è successa una storia del genere, anche se, pur essendo abbastanza svelto in queste cose, sono stato preso talmente alla sprovvista che ho fatto il Candy Candy (nel senso di ingenuo) della suituazione, e pertanto non ho saputo cogliere il frutto che sporgendosi davanti a me mi si offriva in tutta la sua polpa.

Esattamente 10  anni fa, durante il matrimonio di mio cugino, due tavoli più in là noto una ragazza, anche abbastanza piacente, che inizia a guardarmi. Io allora, più che altro forse per gioco, faccio la stessa cosa con lei. Qualche tempo dopo, a causa della ingente quantità di liquidi bevuti, vado in bagno a ritemprarmi lo spirito.

Non faccio in tempo a trovare -nell'antibagno comune- la porta riservata a noi maschietti che ecco che entra la ragazza in questione.

La ragazza in questione era R.

Al paese di mia madre (c'è il mare...) io ho trascorso tutte le estati della mia infanzia ed R., figlia di un cugino della mia genitrice, era mia compagna di giochi.

Da bambina aveva i capelli neri a caschetto e le caviglie che per la loro sottigliezza mi avevano incuriosito già da allora, quando la vedevo correre su quella bicicletta rossa con le rotelle supplementari alla ruota posteriore.

In tutti i modi, nell'anno del Signore 1995 aveva ormai circa 23-24 anni, i capelli neri con riflessi rossi mossi fino alle spalle, un vestito da cerimonia nero che le copriva un seno prosperoso e le calze a rete sulle gambe ormai divenute ben tornite.

Comunque, entrata nell'antibagno comune, R. si è premurata di chiudere a chiave la porta. Subito dopo mi fa "Ma tu sei Marco?". Ed io "Si, lo sono da quasi 24 anni". Dopo una risata, lei mi chiede "Io sono R., non mi hai riconosciuta? Hai visto come sono cresciuta?"; io: "Eh...direi! Sembra proprio di si!".

Non passano che pochi secondi e lei, giratasi a me di spalle e piegata sul lavandino con il viso verso lo specchio, si alza completamente la gonna e mi dice indicandomi il fondoschiena: "Hai visto dove mi si sono sfilate le calze? Comunque ti piaccio come sono diventata?".

Bene, qualsiasi altra persona avrebbe reagito nel seguente modo: strappo violento e definitivo alle sue calze, abbassamento repentino dei propri pantaloni e via per un feroce e furioso amplesso consumato sul lavandino.

Mentre il sottoscritto, come su spiegato colto dalla sindrome di Candy Candy (ma neanche Candy Candy...sarebbe meglio dire Heidi), non è riuscito a dire nient'altro che: "Ohhhhhhh ma che sei matta? Rivestiti che se viene qualche parente in comune succede un casino!".

Questa storia, prima di scriverla qui, l'ho raccontata solo a mia cugina (che abita anche lei al paese di mia madre e di R.), la quale, per nulla sorpresa dell'accaduto, mi ha pure raccontato che un giorno il fidanzato di R., stanco di essere continuamente cornificato, ha immerso di forza la testa della povera R. nell'acqua della vasca di una fontana pubblica, facendola diventare novella sirena tra gli incuriositi pesci rossi...

Anche se i modi non saranno stati propriamente urbani, tutti i torti forse non li aveva....

Postato da: Marsettantuno a 10:35 | link | commenti (4) |

sabato, 19 febbraio 2005

UN CORNEZIO ME LO DOVETE CONCEDERE!

Il sabato...non so perchè, sarò malato, ma io immagino ogni giorno della settimana con un colore diverso. Ad esempio:

Domenica: rosso;

Lunedì: arancione;

Martedì:giallo;

Mercoledì: verde;

Giovedì: celeste;

Venerdì: viola;

Sabato: azzurro.

In tutti i modi, oggi, nell'azzurro che mi pervade, mi appronto ad affrontare questo giorno che tipicamente inizia solamente verso le 20-21.

Che si farà stasera? Qualche anno fa aspettavo con ansia il sabato sera. Pizza, birra, rutto libero, scherzi a nastro ed inevitabilmente si finiva con il litigare con quello preso di mira. Ma è pur vero che il giorno dopo era tutto sistemato e l'ascia di guerra nuovamente deposta.

Una decina di anni fa feci uno scherzo ad uno della comitiva in risposta ad uno fattomi da lui (mi aveva messo un nocciolo di oliva nella birra).

Ebbene...gli svuotai tutto un posacere nella coca-cola.

Risultato: a suo dire è stato malissimo!

Comunque con Loris (così si chiama) sempre belle storie: una volta lo pagammo pure 5 mila lire per andarsene a casa nel bel mezzo della serata.

Era un bravo ragazzo ed anche simpatico, ma a volte era un po' troppo palloso e quindi si riteneva giusto remunerarlo per liberarci della sua presenza.

Concluso il sabato in maniera sempre indecorosa, ci si avvicinava verso casa ma ormai, negli ultimi tempi, era diventata una costante la frase di Paolo verso le 3 di notte: "Uaglio'...adesso un cornezio me lo dovete concedere!".

Per inciso, quello che lui chiamava "cornezio" erano due cornetti alla crema, un saccottino e qualche altra leggerezza appena sfornata da Sbaraglia.

Una volta, decidemmo di andare a prenderci un caffè a Roma.

Partimmo da Chieti verso l'1 di notte ed arrivammo a Roma verso le 3. Parcheggio in Piazza Venezia, caffè al Bar Brasile all'incrocio con Via del Corso e ritorno in Abruzzo.

Giunti sul suolo sacro della nostra città, verso le 5 ecco la famosa frase: "Uagliò...un cornezio me lo dovete concedere". Subito Paolo fu invitato a trascorrere del tempo in un paese molto frequentato, ma come al solito lo accontentammo.

Giunto davanti alla signora dietro al bancone, ecco un'altra perla delle sue, detta con faccia seriosa me sfottente: "Signò, ma sti curnitt sonn de oggi o de lu trentasei" (Signora, questi cornetti sono di oggi o del 36?).

La signora ebbe pure il coraggio di rispondergli che erano stati fatti in giornata, io scoppiai a ridere così come Luigi che esplodendo in una risata sputò involontariamente parte del suo cornetto sul vetro del bancone.

Che schifo!

Postato da: Marsettantuno a 16:33 | link | commenti (3) |

IL NUOVO GIORNO MI SORPRENDA MENTRE STO SPOSTANDO IN AVANTI I PALETTI

(FARSI TROVARE SEMPRE UN PO' PIU' AVANTI RISPETTO A DOVE TI STANNO CERCANDO)

Si, vorrei sempre farmi trovare un pò più in là di dove mi stanno cercando, come peraltro da titolo, ma questo spazio vuole essere uno zibaldone di pensieri, riflessioni e bilanci di vita di un ultratrentenne italiano.

Eh, sì. Un ultratrentenne italiano, uno di quelli nati e cresciuti nel periodo di massimo benessere, mentale ed economico, di un Paese che nel 2005 è molto diverso dagli anni della mia infanzia.

Questo spazio, quindi, è dedicato a chi, come me, e vado alla rinfusa, è cresciuto con Goldrake, l'Ufo Solar, leggendo Topolino prima ed il Corriere dello Sport dopo, il telefono con il disco rotante che tante soddisfazioni dava quando -mentre facevi il numero- dovevi iniziare daccapo perchè non eri sicuro che l'ultimo numero avesse fatto il giro completo, Spazio 1999 (non so perchè ma ero convinto che quegli astronauti erano svizzeri), Arnold, George & Mildred, la Girella Motta, i Ricchi & Poveri, i filmini dei primi compleanni in super8 proiettati su un telo in sala da pranzo, le aranciate Fanta e le pubblicità della gassosa Pejo che campeggiava sui cartelloni pubblicitari della città e gli allarmi-bomba nella mia scuola elementare (erano i famigerati Anni di Piombo) che tanta gioia dava a noi scolari che terminavamo le lezioni anzitempo.

Oggi il mio mondo non c'è più...così come non c'è più la certezza che per ogni problema c'è una soluzione.

Alla fine ci si barcamena, certo. Il buon Dio non mi ha neanche creato stupido e quindi riesco a cavarmela anche con una certa brillantezza.

Però vogliamo mettere gli odori, le sensazioni, i personaggi e le certezze di quando eravamo bambini?

A volte penso proprio di essere cresciuto troppo in fretta. Adesso a 33 anni suonati chiudo gli occhi ed in un baleno mi ritrovo nel mio bozzolo di un tempo, ebbro di spensieratezza, come se il tempo non si fosse mai fermato.

Forse il motivo che mi ha indotto a pubblicare questo blog è proprio la ricerca delle mie radici più profonde, sia fisiche che dell'anima, al dilà delle ipocrisie, delle convenzioni e del dover apparire per forza.

Buon viaggio a tutti i visitatori di questo mio blog; tenendo a mente che si accettano suggerimenti e consigli.

Ad esempio, tanto per citarne uno, vorrei sapere da qualche internauta se è possibile inserire un sottofondo musicale ad un blog...

...ed in caso positivo...come si fa...!?

Vi lascio comunque -per oggi- con un brano tratto da "I Proscritti" di Ernst von Salomon:

«L'intera città di Tetelmünde ardeva; fiaccola grandiosa, accesa dal furore ancestrale degli ossessi nei quali improvvisamente rinasceva, reclamando i suoi diritti, il primo istinto dell'uomo: la distruzione».

A presto.

Postato da: Marsettantuno a 03:29 | link | commenti (3) |



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