
Abbondantemente ultratrentenne, di sesso maschile, eterosessuale, neofascista, occhi verdi ed una barba perennemente di tre giorni fa, l'odore acre di fumo di sigaretta perennemente appiccicato ai vestiti, una passione per Chieti e la sua squadra di calcio che nella storia non ha mai vinto niente ma che proprio per questo viene amata visceralmente dai suoi tifosi, una laurea in giurisprudenza presa lo scorso millennio, una passione per la fotografia, un pacchetto di sigarette fumate al giorno ed una pigrizia innata tutta italica e tutta meridionale...
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RIDATECI LU FUBBA’LL!
Si, porca miseria: ridateci il football.
Per colpa di qualche imbecille, verranno attuate leggi scritte da personaggi che –a quanto pare- non sono mai entrati in uno stadio viste le cazzate in esse contenute.
Io la malattia del calcio l’ho presa nel lontano 1977, allorquando mio padre ebbe la brillante idea di portarmi a vedere un Chieti-Spal finito 2 a 1 per i nostri neroverdi sotto una sorta di diluvio universale.
Da allora, praticamente vivo in compagnia del pallone.
Sono stato anche un calciatore di discreto livello militando in squadre professionistiche, seppur a livello giovanile.
La mia carriera, poi, è stata bruscamente interrotta dal rumore della mia caviglia destra che si frantumava a causa di un intervento poco ortodosso operato da un avversario (il quale poi è stato picchiato dai miei compagni di squadra una volta tornato negli spogliatoi).
Poi, tra il servizio militare e l’università, ho appeso le scarpe al chiodo e adesso solo ogni tanto porto a spasso il mio fisico -appesantito da età, cibo, lavoro, scopate, sigarette ed insonnia- a spasso per qualche campo di calcetto in improbabili incontri in stile fantozziano.
Però, la passione per il calcio non mi è mai passata.
Solo chi ha questa malattia può capire quanto sia bella l’attesa di una partita importante, lo stare tra amici sugli spalti, prendere acqua, caldo, freddo e vento per la tua squadra.
Adesso, pare che vogliano vietare anche le trasferte, cioè il momento più bello del rito calcistico.
Ne avrò fatte a centinaia, che belle che erano: ci si metteva d’accordo sulla partenza già da un paio di giorni prima, poi la domenica mattina si faceva il giro della città per andare a prendere gli altri amici di viaggio, tutti regolarmente con gli occhi gonfi per il sonno e gli eccessi del sabato sera.
Sciarpe neroverdi al collo e abbigliamento british-casuals, si arrivava nella città ospitante tra rutti poderosi e scherzi di varia natura.
In definitiva, la partita era solo un contorno, perché il bello era lo stare tra amici, parlare lo stesso dialetto, vedere altre città portando sempre dentro la nostra teatinità (Chieti siamo noi!), soffrire per la nostra squadra che porca puttana perdeva sempre e tornare a casa per mangiare il pranzo tenuto bene in caldo per l’ora di cena….
Tutto questo invece adesso è finito, e per colpa di qualche imbecille minorenne che voleva fare il fenomeno lanciando vigliaccamente bombe dentro le auto degli sbirri, verranno applicate leggi scritte da chi, come detto, pensando che le violenze si compiano dentro gli stadi ed in nome della partita, romperà il giocattolo per 4 voti di benpensanti.
Mah…!!!
Forza Stefano!!!
CHE DELUSIONE!
Diciamoci la verità, questo nuovo millennio è una vera cazzata!
Chi di voi, nello scorso millennio, non faceva i conti su quanti anni mancavano al 2000, oppure quanti anni avrebbe avuto in quella data.
E ricordate i nomi dei negozi e anche delle imprese?
Chi non ha mai visto chessò, una sala giochi che si chiamava “Vega 2000”, una ditta di costruzioni che si chiamava “Edil2000” e via discorrendo???
Aspettavamo questa data con una certa ansia, talvolta anche con delle sane ma energiche grattate di coglioni, giacchè i vari profeti di turno avevano previsto sciagure inenarrabili…
E invece, non è successo un cazzo di niente, questa è la verità.
Le auto camminano ancora per terra e non si librano in volo, hanno ancora tubi di scarico che emanano miasmi (ricordate invece Lucio Dalla che cantava “Il motoree del duemilaaaaa…sarà bello e luceeeenteee, sarà veloce e silenzioso, sarà un motore delicaaaaato…avrà lo scarico caaaaalibrato”?), io non giro con una Limousine nera accompagnato da 3 puttane e dalle conigliette di Playboy che bevono champagne con sorriso maliardo e con le loro guance appoggiate alle mie; sempre riguardo al sottoscritto, non ho i baffi ma solo una studiata barba finto-incolta, gioco ancora con i videogiochi, il Chieti continua a non aver vinto
E aggiungerei: meno male…chissà che roba da vomito deve essere scoparsi una figa color verde!!!
Forza Stefano!
كان هو كان جيّدة عندما سيّئة
(si stava meglio quando si stava peggio)
2 agosto 1990: le truppe irachene di Saddam Hussein (anzi, in arabo corretto sarebbe Saddam Husayn) invadono il ricco Kuwait, territorio da sempre stato, fino all’arrivo dell’arroganza inglese, la 19° provincia dell’Iraq.
Io, neodiplomato, ero in attesa della chiamata alle armi, che sarebbe poi arrivata per il 6 febbraio del 1991.
Nel frattempo, tra tira e molla vari, da me seguiti molto attentamente sia perché ero in procinto di indossare le stellette –con il rischio rivelatosi neanche tanto infondato di essere mandato a morire per Kuwait City, tanto per citare una frase in voga tra i pacifisti all'epoca- sia perché non avevo un cazzo da fare tutto il giorno, giacchè all’università mi sarei iscritto dopo la naja, il 17 gennaio 1991 un eccitatissimo Emilio Fede, battendo il pugno sul tavolo ed esclamando “hanno attaccato!” dava la notizia in diretta del primo bombardamento su Baghdad.
Le immagini di quella sera sono ancora in voga a distanza di 16 anni…tanto per intenderci sono quelle girate in notturna con allo sfondo, in controluce nei confronti dei bagliori degli incendi provocati dalle bombe, la figura della torre dell’acquedotto di Baghdad che si stagliava tra i traccianti della contraerea irachena.
Tre coraggiosi giornalisti della CNN, se non ricordo male i loro nomi erano Bernard Show, John Hollyman ed un altro che ora mi sfugge, arrivarono addirittura a commentare in diretta la tragedia, sporgendosi dai balconi dell’Hotel Rashid per far sentire l’audio del bombardamento.
Sembra ieri, ma sono passati ben 16 anni e pochi forse sanno che fu la prima “guerra televisiva”, la prima cioè ad essere interamente documentata dalle tv.
In ogni modo, questi eventi segnarono l’inizio della parabola discendente di Saddam Hussein, satrapo sunnita mediorentale fino ad allora “amico” degli USA per via della guerra scatenata dal suo Iraq nei confronti dell’altra potenza –ben più temibile in quanto di etnia non araba e quindi poco cialtrona- dell’Iran sciita, oltre che per il fatto di essere propenso ad aprire verso l’occidente, soprattutto per il commercio del greggio.
Venendo in medias res, per una maggiore comprensione dei fatti è bene specificare la differenza tra sciiti e sunniti, che credo in pochi sappiano.
I sunniti sono seguaci del profeta Muhammad (Maometto) e si chiamano tali perché ritengono di seguire la “sunna”, cioè la tradizione, mentre gli sciiti sono seguaci del Califfo Alì, genero di Muhammad e, a loro dire, il vero portatore della “parola definitiva” di Allah.
Per loro, il “martirio” è parte fondamentale del credo in quanto anche il figlio di Alì, tale Husayn, morendo in battaglia nella città santa di Karbala proprio contro i sunniti, fu fatto a pezzi e così diventò martire.
Da qui discende che la sofferenza ed il sacrificio acquistano una loro centralità per gli sciiti, e proprio per questo essi sono ancor più radicali e fondamentalisti.
Il diffuso fenomeno dei Kamikaze, ad esempio, non nasce a caso, in quanto gli sciiti propugnano l'irruzione dello spirituale nel politico.
Mi spiego meglio: lo sciismo come ideologia fornisce la disciplina e l'orgoglio per compiere tali gesti, esaltando come detto la figura dello “shaid”, del martire.
Tosti e fanatici, sono sciiti, tanto per far capire la loro indole, gli Hezbollah (il Partito di Dio) libanesi ed i Pasdaran, una sorta di gruppo armato panarabo finanziato dall’Iran (che arabo non è), capofila sciita.
Saddam Hussein, a prescindere dalle sue innegabili mascalzonate, era comunque appartente al partito socialista panarabo, il Baath, ed era quindi giocoforza un governante laico, che non voleva assultamente sentire storie di persecuzioni religiose e che voleva che ogni religione vivesse in pace e per cazzi propri, ferma restando una ovvia predilezione per l’Islam.
Conoscendo ormai abbastanza bene il mondo arabo ed islamico, credo di poter dire che tutto ciò, unito ad una spiccata modernizzazione –anche nei costumi- del paese oparata da Saddam, derivi proprio dal suo essere sunnita e non già sciita come la maggioranza del paese.
Quindi il titolo di questo post non nasce a sproposito.
Fino a 16 anni fa, con Saddam al massimo della sua popolarità, l’Iraq era il paese più moderno tra quelli arabi; oggi, a parte che per le guerre, è invece sprofondato in pieno medioevo.
Alle scorse “libere elezioni” imposte dagli USA (che fanno finta di non capire che un arabo è interessato alla democrazia così come un gay alla figa) è risultato vincitore un governo sciita, ovviamente direi io, visto che rappresentano la maggior parte del paese.
Gli effetti sono sotto gli occhi di tutti, anche se nessuno ne parla.
Fermo restando il discutibile governo, i costumi, la mentalità ed il modus vivendi degli iracheni sono in feroce regresso, in stile Arabia Saudita tanto per intenderci, cioè un posto dove non molto tempo fa riuscii a vedere un’unica donna in 5 giorni, peraltro interamente coperta ed accompagnata dalla madre.
Il tempo è galantuomo…e credo ahimè che oltre a rendere giustizia a Saddam, queste mie riflessioni non rimarrano tali, ma si trasformeranno in fosche previsioni.
Chi vivrà vedrà....
FORZA STEFANO!
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